Category: Area Nursing

Analisi della letteratura sul Triage infermieristico in Pronto Soccorso

Abstract

Aim of this work is to analyze the different models applied Triage and known nationally and internationally, according to two different perspectives. The !rst objective is to try and describe the main features of the different systems. The second objective concerns the analysis of the role of knowledge, training and experience to support the nursing triage decisions by ascertaining whether one or the other characteristics are relevant to the evaluation process.

Method. The consultation of bibliographic databases, including PubMed, Chinal, has focused on time to research the implementation of guidelines, published between 2003 and 2008 in the original language. Data analyzed. We analyzed 127 articles on the validity and reliability of the Triage Nurse. Conclusion. A review of studies shows no signi!cant differences in the various systems of triage for admission of patients in the higher levels urgent. Clearly the lack of internationally recognized guidelines of the situations covered in the codes of lesser gravity, namely the level four and !ve, or green and white in the codes used in Italy. Key words: triage, emergency department, emergency nurse practice, Manchester Triage system, CTAS, ESI, ATS.

 

Premessa

La funzione di selezione-valutazione dei pazienti all’ingresso in Pronto soccorso è essenziale a causa dell’aumento vertiginoso degli accessi di utenti con patologie non critiche. Il corretto ed ef!cace riconoscimento delle situazioni di emergenza clinica, rispetto alla totalità degli accessi al Pronto Soccorso, è questione importante, per i quali i paesi industrializzati hanno sviluppato nuovi modelli organizzativi e gestionali.

La strategia che più di ogni altra è stata utilizzata per dare risposte appropriate al massiccio af"usso di pazienti al Pronto soccorso è il triage, inteso come sistema di cernita e classi!cazione dei pazienti. La strategia di triage ha come obiettivo fondamentale il riconoscimento delle emergenze-urgenze cliniche, attraverso la messa in atto di procedure snelle, di rapida applicazione,
efficaci ed efficienti.

Negli anni ‘80 sono stati pubblicati i primi studi relativi a esperienze di triage infermieristico in Pronto Soccorso. Alcuni di questi studi sono divenuti la base per le attuali metodologie di valutazione del paziente durante le fasi di triage. I pronto soccorso in diverse parti del mondo, in tema di triage, applicano metodi diversi per la valutazione clinica del paziente con notevoli difformità in termini di attività e inquadramento. In Italia sono presenti realtà operative, dove non è utilizzato alcun sistema riconosciuto di triage, e realtà dove non vi è un’applicazione chiara, omogenea, validata, e strutturata di triage.

La ricerca di una tipologia di triage sostenuta da un metodo scienti!co, di veloce e facile applicazione, è una priorità riconosciuta e sostenuta a tutti i livelli, sia organizzativo come operativo.

Il metodo di Triage deve rispondere a due principi basilari: il riconoscimento immediato delle situazioni di emergenza-urgenza e l’assegnazione del paziente nell’area di trattamento più adeguata alle sue condizioni.

 

Rilevanza del problema e criticità In Italia, l’esperienza del triage in Pronto soccorso è relativamente recente. Nonostante le numerose norme legislative, non in tutti i Pronto Soccorso esiste un’effettiva applicazione della strategia di Triage. Il tentativo di raggiungere sull’intero territorio nazionale una tassonomia condivisa, e soprattutto una metodologia di triage comune può rappresentare garanzia di sicurezza per il cittadino e garanzia di qualità per l’organizzazione sanitaria. In letteratura medica è presente un discreto numero di metodologie di Triage proposte da organizzazioni sanitarie e società scienti!che internazionali. La più nota è la proposta del Manchester Triage (MTS) elaborata nel Regno Unito. Altre strategie di triage rintracciabili in letteratura sono: l’indice di severità di emergenza (ESI) utilizzato in USA, la scala (CTAS) in Canada, Triage globale in Italia, il metodo ATS in Australia e il Cape Town System utilizzato in Sud Africa. Il Manchester Triage System è caratterizzato da una scala a cinque livelli di gravità, elaborata da medici e infermieri e introdotta nel Regno Unito nel 1996 dove è applicata sull’intero territorio nazionale. L’indice di severità (ESI) è un sistema di valutazione di triage a cinque livelli di gravità, sperimentato inizialmente in due ospedali universitari degli Stati Uniti, che af!anca o sostituisce il tradizionale sistema americano a tre livelli. In Italia è presente una strati!cazione di gravità su quattro livelli con applicazione non univoche di metodologie di triage denominate: triage globale, triage bifasico, triage doppio step e triage da bancone. È possibile trovare in alcune realtà italiane l’applicazione di metodologie avanzate di triage, ma è evidente la mancanza di una condivisione nazionale su quale sia la miglior strategia di triage da porre in atto. La mancata condivisione determina l’impossibilità di comparare i dati e le statistiche sulle attività di triage (provenienti dalle diverse regioni italiane), I ITALIAN JOURNAL OF EMERGENCY MEDICINE - Settembre 2012 Area Nursing 39 riescono a prevedere in modo signi!cativo la gravità clinica confrontata con la mortalità dei pazienti. Il sistema Emergency Severity Index, sembra tuttavia essere maggiormente predittivo per quanto riguarda l’ammissione dei pazienti nelle categorie più basse rispetto il Manchester Triage System. La motivazione potrebbe essere dovuta al fatto che nel Manchester Triage non sono previste risorse aggiuntive per la valutazione dei codici meno gravi così come invece contemplato nel sistema Emergency Severity Index, che si focalizza maggiormente su quest’aspetto. Dall’analisi degli articoli emerge come il processo di valutazione di triage risenta di fattori legati alle caratteristiche del paziente come l’età, e lo status sociale, mentre la formazione dell’infermiere pare incidere solo marginalmente sul processo valutativo e decisionale. Tutte le ricerche affermano che l’esperienza infermieristica applicata al processo valutativo facilita nell’assegnazione dei codici di priorità corretti nel rispetto delle reali condizioni cliniche del paziente, soprattutto per quanto riguarda i codici più elevati, (rossi e gialli/livello1-2). I codici e livelli più bassi risentono spesso di altri fattori che determinano, overtriage. L’analisi dei dati non conferma che una formazione speci!ca al triage rappresenti elemento decisivo per la performance. L’in"uenza della formazione e dell’esperienza dell’Infermiere di triage nell’attribuzione corretta del codice di gravità clinica deve essere approfondite attraverso ulteriori ricerche. L’esperienza lavorativa del singolo infermiere è riconosciuta come elemento di base e condizione indispensabile per l’af!dabilità e la validità del triage infermieristico. Conclusioni. La revisione degli studi non evidenzia differenze rilevanti nei vari sistemi di Triage per quanto riguarda l’ammissione dei pazienti nei livelli più urgenti. Le indicazioni per identi!care i livelli di priorità più gravi sono accompagnate dall’esistenza di protocolli speci!ci, che oltre ad uniformare il comportamento dei professionisti sono alla base dei percorsi di formazione per il personale operante nell’area dell’emergenza. Nell’analisi degli articoli emerge la mancanza di protocolli e di linee guida riconosciute e condivise a livello internazionale per intercettare e codi!care le situazioni che rientrano nei codici di minore gravità e precisamente i livello quattro e cinque, ovvero i codici verdi e bianchi. In questi livelli rientrano tutte le situazioni patologiche che non determinano una condizione d’immediato pericolo di vita, ma che per frequenza rappresentano la maggior parte degli accessi al Dipartimento di Emergenza. Alcuni paesi, Stati Uniti e Australia in particolare, hanno implementato delle linee guida speci!che che anticipano il trattamento delle condizioni che rientrano in questi livelli già durante la valutazione primaria, un esempio tipico è la sintomatologia dolorosa in generale. Altri modelli, di contro, non prevedono alcun trattamento prima della valutazione medica e le situazioni meno urgenti vengono riconosciute a livelli di priorità diversi, a seconda del Paese e dei protocolli operativi esistenti. Gli studi analizzati non identi!cano una congruenza tra formazione e appropriatezza del processo valutativo. È enfatizzata l’esperienza professionale del singolo infermiere come variabile di af!dabilità nell’attribuzione del codice di gravità. L’introduzione di una metodologia di triage unica e condivisa e uno standard internazionale di riferimento per la formazione e il training potrebbe garantire maggior sicurezza al paziente e valorizzare le capacità professionali infermieristiche nel rispetto dei ruoli professionali. Bibliogra!a • Becattini G, Braglia D, Cappugi M, Deiana C, Gelati L, Guzzo A, Marchisio D, Moscettini L, Palladini F, Rosselli A, Ruggeri M, Saggese M, B.Susi; Linee d’indirizzo per l’attività di Triage presso i Pronto soccorso italiani. Monitor (trimestrale dell’ Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Anno 2012 XI numero 29, pag. 44-53. • A K Andersson,M Omberg et alt Triage in emergency department - a qualitative study of the factors wich nurses consider when making decision. Nursing in Critical Care Vol 11 No 3. • A Report From The Acep /Ena Five-Level Triage Task Force. 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